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Referendum, questa mattina presidio di Cgil, Slc e Spi a piazza Matteotti. Ricci: “In Campania anche i pensionati sono precari”

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“Anche i pensionati in Italia sono precari. Questa è una regione a stragrande maggioranza di pensionati, il cui reddito non va oltre i mille euro. La nostra campagna referendaria parla al mondo del lavoro per sconfiggere la precarietà. Vogliamo sensibilizzare le persone, le pensionate e i pensionati che oggi si stanno recando agli uffici postali, sul rischio che la riorganizzazione delle Poste possa penalizzare gli sportelli che sono sul territorio e che da sempre rappresentano un presidio democratico. La Cgil è in campo, insieme alle associazioni e ai movimenti, per promuovere i cinque Sì ai referendum che sono un’espressione di democrazia diretta, perché consentono ai cittadini, andando a votare, di non avere intermediazioni ed esprimere in piena autonomia il proprio Sì per un paese che deve cambiare”.

É quanto ha affermato il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, che ha partecipato al presidio organizzato dalla Cgil, dal sindacato delle comunicazioni Slc-Cgil e dai pensionati Spi-Cgil a sostegno dei Sì ai referendum dell’8 e 9 giugno.

“La scelta fatta dalla Cgil, dallo Spi e dalle Slc – ha ricordato Carlo Podda, commissario Slc Cgil Napoli Campania – è quella di approfittare di queste giornate di pagamento delle pensioni per incontrare persone che faremmo più fatica ad incrociare in questa quantità in altre sedi. Vogliamo spiegare le ragioni del referendum e di come queste richieste che la Cgil fa, di fatto impattano anche sulla loro vita ad esempio, appunto, nel funzionamento degli uffici postali. E’ del tutto evidente che se avessimo meno lavoratori precari, meno contratti a tempo determinato, più persone assunte stabilmente a un livello di occupazione migliore, gli uffici funzionerebbero meglio e forse i singoli utenti di Poste si troverebbero meglio quando frequentano questi uffici”.

“I referendum – secondo Claudia Carlino, della segretaria nazionale Spi – saranno un’occasione per dire e motivare quello che è il modello di paese che vogliamo. I referendum saranno l’occasione, per ognuno, di esprimere la propria opinione rispetto a temi molto importanti per questo paese, come il lavoro e la precarietà. Anche i pensionati hanno un motivo per dire no alla precarietà, a questa flessibilità, che è diventata una precarietà di vita, a una condizione di instabilità, non solo per la questione contributiva. Le pensioni di oggi e di domani dipendono da quello che è la condizione del lavoro, da chi paga contributi, ma anche perché sono i veri ammortizzatori sociali, soprattutto al sud e mantengono quelle famiglie, mantengono quei giovani che non riescono ad arrivare alla fine del mese”.

“La forza della nostra campagna referendaria – ha affermato Riccardo Saccone, segretario generale Slc Cgil – è un’idea diversa di paese. Rimettere al centro il lavoro, come portatore di dignità, di libertà, di diritti e di salario. Ma anche rimettere al centro i bisogni del paese. Poste Italiane non è un’azienda normale. Poste Italiane deve garantire la democrazia economica e l’inclusione, a partire dalle aree interne. La politica di revisione dei perimetri degli uffici postali a nostro avviso è sbagliata, perché sta condannando milioni di cittadini alla irrilevanza anche economica. In questi anni sono stati chiusi molti sportelli bancari, se chiude anche Poste va via un presidio di democrazia, la presenza dello Stato e dei suoi servizi”.

“L’obiettivo della nostra campagna – ha ricordato Pino Gesmundo, segretario confederale Cgil- è quello di provare a costruire un racconto di un paese nella sua complessità. Si stanno privatizzando le poste, c’è una desertificazione pesante, si sta rischiando di far saltare un sistema che ha dato garanzie rispetto agli investitori, penso soprattutto agli anziani e ha dato garanzie anche in termini di presenza. Molto spesso l’unico luogo riconosciuto come istituzionale in molti paesi è l’ufficio postale invece si sta desertificando anche questo, quindi vengono meno i punti di riferimento per i cittadini. Ovviamente rispetto a questo c’è un tema occupazionale importante. Se questo viene meno, vengono meno i diritti dei tanti lavoratori, pensiamo soprattutto a quelli più deboli, vengono meno le tutele e i punti di riferimento, soprattutto per i nostri pensionati che rivendicano invece luoghi nei quali si possono riconoscere e dove ci sono delle garanzie”.

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