NAPOLI (Di Stefano Esposito) – “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.”
Così ammoniva Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno, e mai parole furono più adatte per celebrare il Dantedì, la giornata dedicata al Sommo Poeta. Oggi, 25 marzo, Napoli si illumina nel nome di Dante Alighieri, ponte tra passato e futuro, tra parola e arte, tra anima e città.
Se il fiorentino avesse percorso le strade della Partenope immortale, l’avrebbe forse cantata come un’eterna Beatrice, una musa di pietra e mare, sospesa tra il Paradiso del suo golfo scintillante e il Purgatorio delle sue contraddizioni.
E proprio come la sua Commedia, Napoli è un viaggio: tra bellezza e caos, tra sacro e profano, tra la luce dell’arte e le ombre della storia.
Un legame indissolubile che oggi viene celebrato tra eventi, letture e riflessioni su colui che più di tutti ha dato forma e sostanza alla nostra lingua e al nostro immaginario.
Tra le tante iniziative messe in campo oggi per omaggiare il sommo poeta abbiamo: La Biblioteca Universitaria di Napoli ha deciso di rendere omaggio al Sommo Poeta con un evento interamente dedicato alle figure femminili della Divina Commedia, in collaborazione con Museodivino e l’Associazione Progetto Sophia; a Crispano il 4 aprile 2025 si terrà: “L’ultima cena di Dante”, una cena spettacolo che va ad unire la tradizione culinaria locale alla recitazione di passi nella Divina Commedia; oggi presso la Sala Consiliare del Comune di Sant’Agnello ci sarà l’iniziativa culturale del Liceo Salvemini. Inoltre, aderiscono alle iniziative anche il Museo di Capodimonte e la Federico II con due eventi particolari: “Re-doneDante e il racconto del viaggio ultraterreno in 7 giorni”.
Dante Alighieri, è un po’ il padre della lingua italiana, che ha lasciato un’eredità culturale senza pari, e continua a ispirare e arricchire ancora oggi il nostro patrimonio culturale, artistico e letterario. E Napoli, con il suo incredibile connubio di cultura, bellezza e vivacità, è il luogo ideale per celebrare questa ricorrenza.
Goethe definì la città di Napoli “un Paradiso abitato da diavoli”, ma forse Dante l’avrebbe vista più come un luogo fisico in cui le anime si incontrano, si amano e si innestano con l’arte in un incontro forse addirittura divino. Dal golfo scintillante alle opere senza tempo, Napoli incarna perfettamente quello che Dante potrebbe considerare un Paradiso in Terra e chissà forse l’inferno lo legherebbe magari al traffico e a qualche disservizio. Ma Napoli la vedrebbe come una musa fatta città. E magari vi vedrebbe nuotare nella sua baia la sua sirena “Beatrice”.
E se il sommo poeta avesse potuto veramente includere Napoli nella sua Commedia, forse avrebbe scritto:
“Beatrice, sirena che incanta il core,
tra l’arte e il cielo splende
con tutto il suo fulgore.
Ove Napoli mostra la sua beltà,
la divina grazia trova eterna realtà.”