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La scrittrice Elena Anticoli De Curtis, nipote di Totò a Somma Vesuviana

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“L’emozione è tanta nel ripercorrere i luoghi dove nonno è stato. Lui è stato in questo Castello, ospite del marchese De Curtis e mia nonna mi ha sempre raccontato del Castello di Somma Vesuviana. A casa ho uno stemma che credo provenisse proprio da qui. Per me essere in questo posto è un tornare alle mie radici. Io sono stata a Somma, quando il Comune acquistò il Castello e vederlo, oggi, restaurato, illuminato, illuminato, luogo di eventi è un’emozione fortissima.

La figura di mio nonno è sempre stata intorno a me, però viverla ritornando nei suoi luoghi è un sentire. Nonno mi aiuta tanto. Ed io nel mio libro racconto Antonio e non Totò perché dietro a Totò c’è Antonio e sono una coordinazione di due persone. Totò ha aiutato Antonio ad esprimersi, anche perchè nonno era molto timido. Antonio mi ha lasciato una scala di valori che  porto con me  e cerco di trasmettere alle generazioni che seguono e dunque il rispetto, il sacrificio, l’avere un occhio attento, che va in profondità!”. Lo ha affermato, Elena Anticoli De Curtis, al Castello di Carta, la Fiera del Libro tenutasi, a Somma Vesuviana, al Castello di Lucrezia D’Alagno,  a margine della presentazione del suo libro “Il principe poeta”, in una sala completamente gremita.

Sullo sfondo le musiche come Malafemmena, suonate e cantate dal vivo ed i versi di Totò poeta. Durante la conferenza non sono mancati video ed immagini del Principe della Risata e la voce in audio di Liliana De Curtis, figlia dell’artista. Liliana, mamma di Elena, è stata al Castello di Lucrezia D’Alagno con il papà Antonio De Curtis e la madre Diana Bandini Lucchesini, nel 1937. Totò ritornò anche nel 1952.

 

“Avere Elena Anticoli De Curtis, in queste stesse sale che videro la presenza di Antonio De Curtis, in arte Totò, è stato il coronamento di un percorso culturale e di conoscenza dei luoghi di Somma Vesuviana. In pochi metri sono concentrate tre storie. Da una parte la presenza degli Aragonesi – ha affermato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano –  che costruirono il Castello di Lucrezia D’Alagno tra il 1456 e il 1458, poi Totò che voleva acquistare il Castello e non dimentichiamo il campionissimo Fausto Coppi che andava in bicicletta nei vicoli a 50 metri dal Castello di Lucrezia D’Alagno. Siamo dinanzi alla testimonianza di cosa sia Somma Vesuviana e alla conferma delle potenzialità di questo territorio”.

La gioia del sindaco di Somma Vesuviana.

“E’ stato un onore per l’intera comunità, avere la presenza della scrittrice Elena Anticoli De Curtis. Questa Amministrazione lavora in modo costante sulla valorizzazione del patrimonio culturale – ha affermato il sindaco Salvatore Di Sarno – di Somma Vesuviana. Il 29 Marzo riapriremo la Villa Augustea al pubblico”. 

 Castello di Carta è stato un grande evento ideato e voluto dalle donne, da due imprenditrici giovani come Sonia Sodano e Imma Malva attivissime nel mondo dell’Editoria.

Una grande storia nella storia.

“In queste sale non c’è solo la storia degli Aragonesi. Era il 1936, infatti, quando Antonio De Curtis in arte Totò, si presentò a Somma Vesuviana per la prima volta nel maniero. Fu il marchese Francesco Maria Gagliardi a condurlo al cospetto del nobile marchese Gaspare De Curtis con lo scopo di trovare una colleganza parentale tra l’attore e la blasonata famiglia. All’epoca la mania di Totò per la nobiltà era divenuta parte determinante della sua vita; tanto ché, già nel 1933, si era fatto adottare proprio dal Gagliardi per poter ereditare il lunghissimo elenco di titoli nobiliari. L’anno seguente il marchese Gaspare De Curtis, rappresentante della famiglia, ospitò in quel castello di Somma Vesuviana, oltre a Totò, anche la moglie Diana Rogliani, e la piccola figlia Liliana. La famiglia alloggiò per una settimana in un’ala del castello, che era all’epoca privo di elettricità e riscaldamenti. Il grande attore  si era sempre detto certo di vantare rami di parentela con gli eredi dei De Curtis di Somma Vesuviana  – ha affermato Alessandro Masulli, Direttore dell’Archivio Storico del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano – e a convincerlo, maggiormente, era stata anche la presenza nel castello di una settecentesca tela raffigurante un nobile De Curtis in divisa e con tricorno.

Totò comprò allora quell’opera per l’iperbolica somma di lire duemila e iniziò a vedere finalmente in quel dipinto una certa rassomiglianza con se stesso. Inoltre il marchese Gaspare De Curtis, gravato di debiti per il suo vizio del gioco, accettò addirittura l’ingente somma mensile di tremila lire come amministratore della compagnia teatrale dell’attore.

Una somma di denaro quasi dieci volte il salario di un dipendente del tempo del Banco di Napoli. Gaspare, assecondata la mania parentale dell’attore, e convinto che mai più si sarebbe avuta una tale occasione di lavoro, si trasferì a Roma.

La vita nella capitale italiana era diventata agiata e splendida: il marchese Gaspare si era insediato in un appartamento di via Clisio con la sua amante, mentre Totò abitava a via Tibullo. Ma ogni cosa, come ben sappiamo, ha un suo inizio e una sua fine: Gaspare abbandonò definitivamente la compagnia ed il suo lavoro dopo forti diverbi con Totò. Pochi mesi dopo, il 22 settembre 1938, il marchese morì. Gli incontri della nobile famiglia De Curtis con Totò si dissolsero nel tempo.

L’ultimo incontro avvenne nel 1944 con il marchese Camillo De Curtis prima della sua partenza per il Venezuela. Nel 1952 l’attore, con una fiammante auto decappottabile e con tanto di autista in livrea e stivali lucidi, ebbe ancora modo di venire a Somma. Si trattava di acquistare definitivamente il castello che più volte aveva tentato di comprare e che poteva essere il completamento del suo sogno di nobiltà.

Totò conosceva in città il poeta Gino Auriemma. Nella sua visita al castello l’attore era seguito dalla nuova compagna Franca Faldini. Il colono Vincenzo Aliperta offrì alla dolce signora un fascio di fiori di pesco. Giunti sulla torre nord-ovest, la coppia poté ammirare lo splendido panorama circostante. Lasciando il Castello ebbe il tempo di lasciare una sua foto con dedica al figlio del poeta Gino e al colono Vincenzo. Comunque l’attore non riuscì mai ad acquistare il Castello amato”.

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